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Fontespina – qualche curiosità

Il nome “Fontespina” ha le sue origini in una fonte di acqua sorgiva che sgorgava in mezzo a cespugli di rovi, ai piedi della collina. Da bambino, quando l’acqua potabile non usciva dai rubinetti di casa, si andava lì a prenderla e le donne portavano in testa, sopra un canovaccio di tela arrotolato, le brocche cariche di acqua fresca. Ogni estate nel nostro quartiere viene rievocata questa usanza con la “Sfilata delle brocche”. Ancora qualche anziana signora riesce a tenerle in perfetto equilibrio, procedendo con andamento lento e flessuoso.

La spiaggia di Fontespina è stata sempre un approdo felice per i “bagnanti” o i “villeggianti”, così come venivano chiamati una volta i turisti.

La ricorda anche Aurelio Ciarrocchi, grande pittore e incisore civitanovese, nelle sue “Note di taccuino”:

“Si andava a Fontespina per i bagni una o due volte in agosto: quattro chilometri di strada bianca dal paese alto: mia madre, le lavoranti e noi tre, sette in tutto (…) . Sarei ritornato a Fontespina dopo tanti anni da pittore“.

E proprio negli anni ’50 Ciarrocchi, con un gruppo di artisti, costituì la “Scuola di Fontespina. In questi luoghi, tra l’Asola ed il Caronte (due torrenti definiti dal pittore “pisciarelle,” per la poca acqua che trasportano) si ritrovavano “in agosto per andare a dipingere en plein air”.

Il Caronte è quel torrente, a nord della nostra struttura, che sfocia nel mare dentro un canale di cemento, costruito dopo una inondazione che alla fine degli anni ‘50 provocò gravi danni ed anche una vittima.

Nel suo libro “Cento leggende marchigiane” Giuseppe Di Modugno dedica un breve capitolo proprio al Fosso Caronte. Il nome non deriva dal famoso “traghettatore”, come si potrebbe pensare, ma da un pirata che fece naufragio davanti a questo tratto di costa. Sembra che la nave fantasma riappaia durante la notte dei morti, il 2 novembre, così che i pescatori evitano di gettare le reti aspettando che il vascello riscenda nel profondo del mare.

Sempre per rimanere in tema, un altro pirata è protagonista della leggenda del “tesoro nascosto”. Dopo aver assalito un galeone veneziano carico di monete d’oro, se ne impossessò e per sbarazzarsi del bottino sbarcò di notte a Fontespina. Salì la collina e lo seppellì, ma come spesso accade non fece più ritorno. Qualcuno sostiene che due giovani l’abbiano ritrovato, ma andò in fumo, quando gridarono in preda all’entusiasmo. Si racconta anche che di notte si aggiri sulla spiaggia l’ombra di una grande imbarcazione e si senta il rumore dei remi di una scialuppa che si avvicina alla riva. Poi tutto svanisce.

Ma se il carico di monete d’oro è ancora nascosto in cima alla collina, non è un buon motivo per venire a Fontespina? Che ne dite di una bella caccia al tesoro?

“Chi sosta a Fontespina trova la gioia e lascia la spina”

Questa scritta per breve tempo fu apposta sopra il sottopassaggio pedonale che oggi trovate alla fine del lungomare nord, proprio vicino al nostro locale.

Questo “ponticello” fino a qualche anno fa era l’unico sbocco anche per le auto. Per intere generazioni ha rappresentato la prova decisiva, dopo aver preso la patente: uscire da quel breve tunnel (lo ponte de’ Broccolo) senza un graffio alla carrozzeria della propria auto era una vera impresa!

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